Uno spettacolo-evento ideato per gli spazi urbani, che porta in piazza la nave del capitano Achab e la sua ossessione per la Balena bianca, con una grande macchina teatrale e un nucleo di 20 artisti, tra attori, musicisti, acrobati e tecnici.
Il Teatro dei Venti prosegue la sua ricerca artistica negli spazi urbani con uno spettacolo di strada che entra in relazione con le comunità e con i temi di un classico della letteratura mondiale. L’ambientazione marinaresca ed epica del romanzo di Melville incontra il suono arcaico delle botti della tradizione campana, in un lavoro costituito dalla riflessione filosofica sull’ignoto, dalla contaminazione tra linguaggi da occidente a oriente e dall’uso di grandi macchine teatrali.

foto di Chiara Ferrin

Moby Dick è, come scrive Pavese nell’introduzione al romanzo con la sua traduzione, “l’allegoria della spasmodica ricerca, della sete di conoscenza e di vendetta, del rapporto tra bene e male, della ferocia e forza devastante della natura e dell’uomo”.

Progetto speciale per le comunità

Lo spettacolo ha il suo organico fisso composto da attori, danzatori, acrobati, musicisti e tecnici. A questo nucleo di 20 artisti si può integrare la partecipazione di membri della Comunità locale o artisti indicati dal committente (bambini, anziani, musicisti del territorio, membri di diverse realtà associative, detenuti, richiedenti asilo etc).
In questa ipotesi si possono prevedere seminari a ridosso dello spettacolo o mediante un percorso distribuito sul
lungo periodo. Questa chiaramente è una possibilità e non un vincolo.
Lo spettacolo ha la sua compiutezza anche senza questo progetto per il territorio.

Note di regia

La piazza è vuota, sospesa, respira in attesa.
Da lontano risuona una voce profonda, ancestrale: venti marinai, venti uomini, venti anime percuotono grandi botti di legno su un carro in movimento; le botti sono vuote, rimbombano avide, in attesa del grasso di balena.
L’aria si squarcia e vibra. Il ritmo scandisce il lavoro dell’equipaggio. Raggiunta la piazza il carro fende il
selciato. La musica si espande. Gli spettatori assistono all’arrivo del carro, che diviene palco e in pochi secondi si trasforma in febbrile cantiere navale. Asse dopo asse, sagole, cime e palanchi, i marinai iniziano a costruire la nave. Scheletrica, irreale. È il nostro Pequod. Per tutto lo spettacolo si avvicenderanno lotte, fortunali improvvisi, allegre scorribande; emergono caratteri, affiorano storie.
Su tutti pesa l’ombra di Achab e il suo oscuro desiderio di vendetta, l’incubo dei marinai.
Con un minuzioso lavoro di macchinazione si compirà l’atto inaspettato. La nave diviene balena. Da tutrice a mostro.
Quello che prima accoglieva ora terrorizza: lo scheletro dello scafo si ribalta e assume le forme del temibile
leviatano.
Finalmente i due nemici si troveranno faccia a faccia per lo scontro finale: Achab e la balena bianca.
L’uomo contro la natura, il prodigio, l’ignoto, il dio perduto, la paura che urla dall’abisso: Moby Dick.

foto di Lara Parmiggiani

 

Ideazione e regia Stefano Tè; adattamento drammaturgico Giulio Sonno; consulenza alla regia Mario Barzaghi; assistenza alla regia Simone Bevilacqua; direzione musicale Luca Cacciatore, Igino L. Caselgrandi e Domenico Pizzulo; costumi a cura di Teatro dei Venti, Luca Degl’Antoni e Beatrice Pizzardo; disegno luci Alessandro Pasqualini; audio Nicola Berselli e Andrea Generali; scenotecnica e realizzazione macchine di scena Dino Serra e Massimo Zanelli; scenografie Dino Serra in collaborazione con il Teatro dei Venti.

Con Alessio Boni, Oksana Casolari, Marco Cupellari, Daniele De Blasis, Alfonso Domínguez Escribano, Federico Faggioni, Talita Ferri, Francesca Figini, Davide Filippi, Hannes Langanky, Alberto Martinez, Amalia Ruocco, Antonio Santangelo, Felix Pacome Tehe Bly, Mersia Valente, Elisa Vignolo. Una produzione Teatro dei Venti, in co-produzione con Klaipeda Sea Festival (Lituania), con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena, della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo del Comune di Dolo (VE) in collaborazione con l’Associazione Echidna.